La Campania rappresenta e ha rappresentato uno dei primi e più rilevanti centri di insediamento, di coltivazione, di studio e di diffusione della coltura vitivinicola. Non si può, quindi, considerare un caso che proprio i grandi vini dell’antichità, come il Falerno, il Greco, il Faustiniano, il Caleno, fossero prodotti in Campania.

I vitigni campani discendono dagli antichi vitigni come Vitis Hellenica, Alinea Gemina, Vitis Apiana, tanto per citare i più importanti. I primi a descrivere i vitigni sono Plinio, Columella, Virgilio e Catone, i quali, come testimoniato da fonti storiche, sono da considerare i primi esperti in vitivinicoltura, grazie alle loro preziose descrizioni dei vitigni campani.

L’Aglianicone è un vitigno campano che regala vini interessanti e innovativi. Ci troviamo nel Sud della Campania, in particolare nella zona cilentana. Il Cilento, zona molto ampia il cui nome d’origine latina deriva da “Cis Alentum”, interessa numerosi comuni della costa e dell’entroterra, da Agropoli a Sapri e poi ancora verso l’interno, al confine con la Basilicata. Oltre a tanti luoghi di interesse paesaggistico, come il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il monte Gelbison, i fiumi Alento, Calore e l’Oasi di Persano, si trovano anche testimonianze archeologiche, artistiche e culturali di rilievo, dagli scavi di Paestum e di Novi Velia, al Museo del mare di Pollica, dai luoghi di culto come il Santuario di Capaccio ai mulini ad acqua di Vibonati.

Torniamo al vitigno Aglianicone; non è presente nella base ampelografica dell’area Cilento – Alburni; l’unica specifica presente e quella della DOC Castel San Lorenzo, che prevede l’utilizzo di questa varietà. Negli ultimi anni però alcune aziende dell’area Cilento – Alburni hanno intrapreso un’azione di valorizzazione dell’Aglianicone.

L’origine del nome Aglianicone sembrerebbe derivare dal vitigno Aglianico. Per lungo tempo, infatti, i vari tipi di Aglianico venivano inclusi in un’unica grande famiglia. La prima citazione di una varietà con questo nome risale all’Acerbi, che nel 1825 descrive una varietà “Aglianicone”. Successivamente viene annoverata tra i vitigni della provincia di Napoli da Froio.

Il vitigno Aglianicone è uno dei vitigni autoctoni a bacca nera presenti principalmente nella regione Campania e registrato ufficialmente nel Catalogo Nazionale Varietà di Vite dal 1971. La sua superficie coltivata a livello nazionale ammonta a 62 ha. Ogni vitigno viene caratterizzato da descrittori ampelografici che definiscono l’aspetto dei suoi principali elementi.

Le caratteristiche della foglia del vitigno sono: foglia medio–grande, pentagonale, pentalobata e trilobata. Il vitigno Aglianicone ha il grappolo compatto, di grandezza media, cilindrico e conico. Ali nel grappolo: da 0 o 1. Gli acini sono di dimensione media, di forma sferoidale, con buccia pruinosa, consistente, spessa e di colore blu–nero. Il vitigno mostra diversità genetica rispetto a molte varietà campane ma ha una certa vicinanza con l’Aglianico, pur differenziandosi per diversi caratteri morfologici e fisiologici.
In ambito produttivo ed agronomico l’Aglianicone si presenta come un vitigno non molto vigoroso, anche se molto influiscono il portainnesto utilizzato e i fattori pedoclimatici. Esso presenta una discreta fertilità delle gemme e fenomeni di acinellatura del grappolo a volte marcate, forse per difetti di morfologia floreale. Questo è uno dei fenomeni che ha portato nel passato all’abbandono di questo vitigno e sostituzione con varietà nazionali e internazionali più produttive. Il tipo di acinellatura è di tipo dolce e tutti gli acini arrivano alla maturazione completa. Mostra un buon adattamento all’allevamento a spalliera, buona resistenza all’Oidio e alla Botrytis.

Dal punto di vista enologico la varietà si comporta in modo eccellente, dando vita a prodotti di qualità, la particolarità che lo differisce dall’aglianico è quella di avere dei tannini poco aggressivi, riducendo di molto il tempo di affinamento e, allo stesso tempo possedere dal punto di vista aromatico tutti i descrittori dell’aglianico, ma con un’intensità superiore.

I vini ottenuti da uva Aglianicone sono caratterizzati da un ottimo contenuto alcolico, compreso tra 12% e 13,50 % vol. e livelli di acidità totale inferiori, a causa del minore contenuto di acido malico. A fine fermentazione il vino si presenta più equilibrato al gusto e più predisposto alla stessa fermentazione malo-lattica. Dotato di tali caratteristiche, il vino ottenuto può essere destinato al consumo sia nell’anno successivo alla vinificazione quale vino fruttato e particolarmente armonico, sia all’affinamento in acciaio e/o botte/barrique/bottiglia, in relazione alle differenti scelte aziendali, per essere consumato dopo un adeguato periodo d’invecchiamento.

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