Evocare la biodinamica oggi significa affrontare un soggetto dividente. Nata in Germania dai lavori di Rudolf Steiner (1861-1925), fondatore dell’antroposofia, il metodo della biodinamica in agricoltura e in particolare nella viticoltura, ha rivelato l’esoterismo e l’occultismo a coloro che detengono la scienza “ufficiale”.

Tuttavia le aziende viticole produttrici dei vini più ricercati rivendicano, con o senza certificazione, una viticoltura orientata alla biodinamica. In Borgogna numerose aziende titolari dei crus più conosciuti al mondo adottano la biodinamica senza complessi. La Romanée-Conti si è impegnata da molti anni nella biodinamica senza rivendicarla, avendo come filosofia quella di far parlare il terroir. Alcune aziende celebri dell’Alsazia mostrano fieramente la loro certificazione biodinamica. Diversi Châteaux del bordolese stanno iniziando l’adozione della biodinamica, sostenuti dal consulente rinomato Stefano Derenoncourt. Il movimento è in marcia in tutti i terroirs del mondo.

IL DIFENSORE DELLA BIODINAMICA

Per i viticoltori impegnati nella biodinamica, la questione della vita nel suolo è cruciale, essendo stata minacciata da mutilazioni causate dalle tecniche chimiche giunte dopo la seconda guerra mondiale. Accanto ai precursori francesi François Bouchet e Pierre Masson, molti viticoltori hanno fatto ricorso agli specialisti della microbiologia del suolo, quali Claude Bourghignon e Dominique Massenot, oppure a bio-geologi come Yves Hèrody. Questi consulenti sono veri uomini di scienza applicata, sovente dottori in Scienze naturali.E’ appunto l’origine della vita che è messa in causa, perchè minacciata dagli eccessi delle industrie e dalle agricolture chimiche. Biologia contro chimica? Le cose sono molto più complesse. Bisogna ripartire da ciò che Claude Bernard (1813-1878) aveva profetizzato: il vivente esiste perchè vi sono gli scambi con i cambiamenti ambientali.

Attualmente è piuttosto la visione scientifica di Louis Pasteur (1822-1895), molto cartesiano, fondatore della microbiologia moderna, che si è imposta nel mondo, sempre piú tecnologico, soprattutto con la ricerca e l’elencazione degli elementi costitutivi del vivente, segnalando quelli nocivi o dannosi, da sradicare. Al contrario Claude Bernard ha avanzato il concetto che l’ambiente è molto più importante degli elementi che lo compongono, per i quali è fondamentale il loro equilibrio. Ai nostri giorni siamo obbligati a constatare che conosciamo solo il 20% di questi elementi. Da dove viene la vita? E’ una questione che rimane aperta. Le ricerche che oggi portano alle sorgenti pre-biotiche di Yellowstone, in particolare,
sono appassionanti e riaprono la questione del rapporto del mondo minerale con quello biologico.
È un momento della storia nel quale la, presa di coscienza ecologica si è generalizzata e pertanto non è il tempo di ritornare all’insegnamento di Claude Bernard, ma di ricordare che Rudolf Steiner e lo stesso Bernard si sono largamente ispirati a Goethe, il quale nella sua “Metamorfosi delle piante” descrive come il seme si sveglia alla vita  e muta per una forza vitale, dando luogo a un movimento di differenziazione (epigenesi).

La vita terrestre è legata alla vita cosmica. Il vivente non è riducibile alle leggi fisico-chimiche. Presentando la vita come materia animata da una forza vitale, Rudolf Steiner ha avuto un’intuizione che si rivela
nelle pratiche biodinamiche. Tutto è correlato: la pianta vive di interazioni tra cosmo e terra. Attivare queste interazioni e dinamizzarle è lo scopo del lavoro del viticoltore in biodinamica. La biodinamica è una porta d’ingresso in una viticoltura che rivendica la vita nel terroir. Senza questa vita, preservata e dinamizzata, il suolo diviene, con gli apporti nutritivi di sintesi, un semplice supporto della pianta, annunciatore di una viticoltura fuori suolo, realizzabile in tutto il mondo e nei deserti.

UNA RIPROBLEMATIZZAZIONE DEL PENSIERO AGRONOMICO

Attraverso l’introduzione della biodinamica nell’agricoltura e nella viticoltura contemporanee, assistiamo a una riproposizione del pensiero agronomico, a una riarticolazione della questione della natura e delle regole dell’intervento dell’uomo sulla natura. La biodinamica disturba i saperi installati e la maniera con la quale l’economia contemporanea li utilizza. L’industria agro-alimentare è in particolare chiamata in causa,
per la strumentalizzazione del mondo proteiforme e le sue imprese, che non si preoccupano delle perturbazioni ecologiche e degli eventuali danni collaterali. E’ stato necessario attendere il XXI secolo per fare emergere le suddette preoccupazioni, che si sono imposte anche per il loro grande numero. Sempre esitano a formularsi questi movimenti di fondo. In agricoltura e in viticoltura si tratta di introdurre un metodo mirante alla salute fisica e spirituale dell’uomo e della natura, in sostituzione delle pratiche che cercano principalmente la produttività e il profitto, sovente senza riguardo verso la dignità e la salute del
consumatore e degli operatori. Pratiche fondate sui processi che hanno creato la pianta, piuttosto
che sulla comprensione della materia che la compongono, “la biodinamica mira a essere in linea con il sistema che dona la vita alla Terra”.

COMPLEMENTARIETÁ DELLA BIODINAMICA CON L’ANTICA AGRICOLTURA

 Si può pensare che la biodinamica derivi dalla religione, ma Rudolf Steiner ha ben chiarito che non vi era alcun nesso e che le misure consigliate non erano destinate a rimpiazzare le buone pratiche agricole, quali il compostaggio, l’attenzione portata alla scelta del letame, il rispetto delle specie vegetali e animali
nell’azienda. Egli invitava altresì gli agricoltori che l’ascoltavano a mettere alla prova le ipotesi che proponeva, come farà Pierre Masson verso i viticoltori che lo seguivano. Ciò che sottolinea Ted Leman, capofila della biodinamica in California, quando afferma che “I metodi biodinamici vengono ad accompagnare le buone pratiche fisiche dell’agricoltura. Molti praticanti della biodinamica perdono di vista questo aspetto essenziale della biodinamica e cadono in vaghe referenze, anche poco fruttifere, dei metodi industriali. L’agricoltura industriale non ha mai potuto contrastare l’importanza delle tecniche tradizionali agricole. Al contrario la degradazione costante del paesaggio e delle terre agricole testimonia l’insuccesso spettacolare dei metodi dell’agricoltura industriale.”

LE FORZE DELLA NATURA ALL’OPERA

“La mobilizzazione in modo aperto e controllato, a beneficio della Natura, di forze che non si creano, ma che si riconoscono essere all’opera: questa è la legittima ambizione dei viticoltori e degli agricoltori biodinamici.”
 L’impatto riorganizzatore dei funzionamenti naturali dei preparati, delle tisane e dei compost è probante e visibile sulla pianta, che si trova grazie alla loro mediazione nei funzionamenti naturali della vite. Una comparazione di tre metodi di viticoltura, convenzionale-chimica, biologica e biodinamica, è stata condotta da Anne-Claude Leflaive e Pierre Moreau sulla stessa parcella del climat Clavoillon a PulignyMontrachet, e ha evidenziato che l’attività biologica era molto piú elevata in coltura biodinamica, che le radici erano piú profonde, che le faune naturali epigee e ipogee erano piú numerose ed equilibrate. Inoltre i vini provenienti dalla biodinamica guadagnavano in purezza, mineralità, qualità salivare, sapidità, ecc. e alla degustazione presentavano un livello energetico superiore. Dopo una decina di anni di viticoltura biodinamica Bruno Chevalier, viticoltore a Vosne-Romanèe, ha rilevato una omogeneizzazione dei suoli vitati con una qualità glomerulare  piú favorevole all’aereazione radicale e alla buona salute della vite.
Anche se ciò non viene riconosciuto dagli spiriti troppo cartesiani, attivando le forze telluriche di verticalità del preparato 500, e le forze di verticalità del preparato 501, si ridà la verticalità alla liana originale qual è la vite, contrastando l’orizzontalità della potatura. Anche i vini aumentano la verticalità, la luminosità e l’espressività: è il messaggio del loro luogo di nascita (del “genius loci” dei romani).

PENSIERO MECCANICISTICO E PENSIERO DIALETTICO

Il pensiero meccanicistico dominante ē contrastato dall’approccio nel quale il sensibile, l’invisibile, il sottile, le forze della vita, sono superiori alla materia pura e dura, rappresentata dagli entranti chimici e biochimici contemporanei. Che qualche grammo dei preparati 500 e 501 dinamizzati siano sufficienti ad attivare il funzionamento fisiologico di un ettaro di vigneto non può che sorprendere un viticoltore formato all’utilizzazione massiccia di prodotti dei quali spesso conosce solamente il modo d’impiego trasmessogli dal venditore. Sicuramente questi modi d’impiego dell’agricoltura e della viticoltura chimica sono stati dimostrati dalle sperimentazioni e portati a conoscenza del viticoltore. Tuttavia gli effetti dimostrati poggiano su una sola realtà, es. combattere una malattia o un insetto, ma non prendono in conto, e
soprattutto senza studiare, le conseguenze complesse sull’insieme dell’ecosistema naturale
.
È pur vero che esistono viticoltori biodinamici privi di cultura specifica che riproducono pratiche inventate da altri, per il solo spirito di marketing. Comunque è essenziale ricordare che numerose esperienze hanno posto in evidenza la specificità e la riproducibilità dei fenomeni biodinamici.

Si può evocare un viticoltore che sa riconoscere alla cieca i filari di vite trattati con il preparato 501 basandosi essenzialmente sulla direzione, l’inclinazione e l’apertura delle foglie, diverse da quelle dei filari testimoni.

La biodinamica ripudia e considera obsolete tutte le rappresentazioni meccanicistiche del mondo, anche se sofisticate, in quanto non chiariscono molti aspetti e l’ordine di causalità con le attività umane.
La biodinamica offre un’altra forma di razionalità, ossia il pensiero sistemico, della razionalità dialettica.
Contrappunto di una razionalità oggettivamente dominante, di cui Rudolf Steiner presentò gli effetti potenzialmente distruttori degli equilibri naturali del pianeta.

VERSO L’ARMONIA TRA LA NATURA E L’UOMO

Nell’approccio sopra espresso non è proibito pensare che le pratiche biodinamiche siano assonanti con le attitudini dell’uomo, del suo spirito, del suo pensiero e che abbiano un effetto sul mondo naturale in generale e sul suo vigneto. Con la biodinamica è lecito pensare che non vi sono differenze tra le forze vitali della natura e quelle presenti nell’uomo in particolare.

Così è facile comprendere come molte persone si sentano contrarie alla diffusione di una biodinamica concettualmente differente dall’agricoltura convenzionale e dalla scienza ufficiale, tanto che la classificano tra le pratiche spiritiche, esoteriche, fumose, o come “pratica omeopatica intelligente”, nonostante venga applicata nelle piú grandi aziende viticole del pianeta. Non possono ammettere che possa essere una veritiera alternativa razionale rispetto all’agronomia produttivistica meccanicistica che, purtroppo, distrugge la biodiversità del pianeta. Comunque sia, come l’ha espresso molto bene Olivier Humbrect, ingegnere agronomo, enologo, master of wine e viticoltore biodinamico: “Nella situazione in cui nessuno sa spiegare chi ha creato il vivente sulla terra senza rifarsi alla religione, io penso che la biodinamica ha il diritto di esistere, per la semplice constatazione dei risultati ottenuti”. Bruno Chevalier, diplomato in viticoltura ed enologia, viticoltore biodinamico, esprime chiaramente la sua scelta: “È come uno strumento musicale meglio regolato per interpretare una partitura. Suona più limpido, più preciso, con una vibrazione più emotiva, più vivo, più acutizzato. La mineralità del vino è trascendente. Ha una solidità minerale comparabile a un carattere che imprime personalità e un temperamento al vino”.

UN APPROCCIO RAZIONALE SPECIFICO

La biodinamica non è una branca dell’autonomia meccanicistica, nè un semplice prolungamento dell’omeopatia: merita, per la sua originalità, di essere riconosciuta come un modello intellettuale specifico, che genera un’operatività probante, accertabile nel vigneto e apprezzabile nel bicchiere. Assumendo il pensiero della complessità, caro a Edgar Morin, la biodinamica riconcilia l’uomo con la natura, ricordandogli che non è disconnesso nè maestro del suo funzionamento. La natura funzionava prima della conoscenza delle sue leggi, difficili da elencare compiutamente, e la natura continuerà a funzionare anche quando l’uomo l’avrà resa invivibile.

Con la biodinamica si può considerare, secondo Claude Bourghignon, che si passa da un’agronomia di guerra ad una di pace, ad un patto firmato tra l’uomo e la natura. Nella speranza che l’uomo non perseguirà una conquista distruttrice degli equilibri naturali del nostro pianeta, che saprà rinnovarsi con la saggezza dei primi razionalisti del sesto secolo avanti Cristo, che hanno affermato: “Quando si interviene sulla natura bisogna sempre domandarsi se quello che facciamo è buono o negativo per essa”.
Piuttosto che approssimarsi alla filosofia di Descarts, che propose all’uomo di erigersi a maestro e professore della Natura, è meglio ispirarsi alla filosofia di Spinoza, che assicura che non esiste un’autorità superiore alla Natura. Sarà ugualmente utile riflettere sui problemi fondamentali di Kant, fra i quali il seguente: perchè qualcosa piuttosto che niente? A cosa mirerà l’Uomo? Mi è consentito di sperare?
Sicuramente la biodinamica è una disciplina vivente che attualmente evolve nel rispetto di un’etica al servizio dell’uomo

Jacky Rigaux, psicologo ed enologo, già docente dell’Università della Bourgogne

Traduzione del prof. Mario Fregoni