Entro il 2025 il giro d’affari passerà dai 3,2 miliardi di dollari del 2019 ai 4,64 miliardi nel 2025.

L’elemento imprescindibile per il vino e la sua qualità? È il tappo. Da cui dipendono invecchiamento, prestigio, valore. Compreso l’impatto sull’ambiente. Ma c’è tappo e tappo. Cambia la forma, il materiale, il sistema di chiusura. Tecnica e tecnologie  d’impiego. Per ogni soluzione, un impatto: economico, ecologico, organolettico. Elementi che del vino dicono molto. Il tappo è tutto. Ci sono investimenti, ricerche, studi. E non mancano i collezionisti.

Di tappi ce n’è di tutti i tipi. E taglie. A vite, micro-agglomerati, monopezzo. Le stime economiche sul futuro del settore sono più che rosee: entro il 2025 il giro d’affari passerà dai 3,2 miliardi di dollari del 2019 ai 4,64 miliardi nel 2025 (stime Ksi – Knowledge sourcing intelligence).

Tuttavia, è ancora e sempre il vecchio e caro sughero a detenere il primato. Perché è il materiale in prevalenza utilizzato da produttori e imprenditori del vino. Sui circa 18 miliardi utilizzati per il formato in bottiglia da 0,75 litri, circa il 72% è in sughero, il 18% a vite e poco più del 10% in plastica. E a confrontarsi ci sono giganti come Vinventions, Amorim, Oeneo, Guala Closures, dove l’Italia rappresenta uno dei Paesi più dinamici e strategici. Anche se il Covid-19 ha inferto un duro colpo al settore su bilanci e conti.

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