“E’ la Liguria una terra leggiadra: il sasso ardente, l’argilla pulita si avvivano di pampini al sole..” recita una famosa poesia di Vincenzo Cardarelli. 

Si è soliti associare questa regione alle tradizioni marinare dimenticandone la vera, profondamente radicata, origine contadina. Terra dove le vigne sono state strappate alle colline, fazzoletti verdi lavorati con amore, fatica e sudore; Antonio Basso scelse la vita contadina invece che la laurea, ormai prossima, in medicina alla fine degli anni Settanta e intitolò l’azienda al nonno Isidoro, soprannominato Durin dagli abitanti di Ortovero.

Credit Photo: Newsfood.com – Antonio Basso.

L’azienda è ormai una realtà riconosciuta per la produzione di vini di qualità eccellente, ubicata all’inizio della Valle Arroscia, nell’entroterra di Albenga, in provincia di Savona, si coltivano Vermentino, Lumassina, Rossese, Granaccia, Alicante e soprattutto il Pigato

Un vitigno imparentato con il vermentino, che troviamo solo nel Ponente ligure, prende il nome dalle macchie ramate dette ” pighe” che colorano la buccia dell’acino in fase di maturazione, che tende a sviluppare con un minimo di invecchiamento, sentori idrocarburici molto piacevoli. Di questo vitigno parliamo de “I S-cianchi”, un vino 100% Pigato che nasce dal desiderio di seguire la tradizione nella interpretazione di questa uva,  nome che rappresenta la piccola parte alata del grappolo di Pigato. Nel rispetto della tradizione, questo vino è stato ottenuto con una macerazione “all’antica” sulle bucce, per circa 72 ore, che gli ha conferito l’aroma particolare che lo contraddistingue. Ha decantato naturalmente durante i lunghi mesi invernali e non ha subito alcuna filtrazione; viene fatto un pied de cuve per innescare la fermentazione della massa raccolta con i lieviti indigeni e il processo tiene sveglia tutta la famiglia almeno per 4- 6 giorni perché deve essere tutto seguito e controllato come racconta Laura Basso, moglie di Antonio, impegnata a 360 gradi in azienda. 

Non viene filtrato, come si può osservare versandolo nel calice; il profilo olfattivo regala sensazioni di cedro, pesca gialla, ginestra, fieno secco, miele, rosmarino, salvia e profumi di macchia mediterranea. In bocca è coerente, articolato e intenso e chiude sapido, ricordando il mare e le brezze che arrivano a dare un gentile respiro alle vigne.

Un’esperienza, una storia da bere degustando il frutto di una scelta coraggiosa e di tanto amore per le proprie radici.

www.durin.it 

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