vigna Piano dei Daini a piede franco sull'Etna

Si potrà tornare alla vite franca di piede? Abbiamo l’onore e l’immensa gioia di ospitare nelle nostre umili pagine articoli del prof. Mario Fregoni.

Chi in un modo o nell’altro opera nel mondo enologico conosce, almeno per fama, Mario Fregoni. Magari il semplice appassionato non sa chi sia o meglio cosa rappresenti nel settore di Bacco. Volevamo pubblicare un suo curriculum ma avremmo occupato tutte le pagine del nostro giornale, allora abbiamo chiesto al prof. pochissime righe essenziali e queste ci ha inviato:

Mario Fregoni

“Milanese di nascita, si laurea con lode in Scienze Agrarie all’Università Cattolica S.C. di Piacenza, nella quale ha insegnato la viticoltura come professore ordinario per oltre 50 anni. Eletto presidente dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, il punto di riferimento scientifico e tecnico del mondo vitivinicolo), nominato presidente del Comitato Nazionale delle Denominazioni d’Origine, è Accademico di Agricoltura di Francia e di altre 15 accademie estere e italiane, insignito di tre lauree honoris causa all’estero, Commendatore in Spagna, Ufficiale al merito in Francia, autore di 20 libri, ha pubblicato diverse centinaia di ricerche ed è costitutore genetico delle varietà Ervi e Malvasia Rosa”.

Non perdetevi quindi gli interessantissimi articoli di questo grande uomo di scienza e dal carattere umilissimo e disponibile che ho avuto occasione di apprezzare per tanti anni partecipando come giudice al Concorso “Emozioni dal Mondo, Merlot e Cabernet insieme” organizzato dal Consorzio di Tutela Valcalepio di cui Fregoni è stato ed è il coordinatore scientifico da sempre. (G.P.)

La storia è scritta per ricordare, ma alcune volte è foriera di prospettive.

E’ il caso della fillossera in Sicilia, dove è tutto scritto per il passato, ma non si pensa ad un futuro diverso dal presente? La storia è stata scritta nel 1972 nel Trattato di Viticoltura Italiana del compianto amico prof. Bruno Pastena, docente di viticoltura all’università di Palermo, nonchè Direttore dei Vivai Governativi di Viti Americane, con sede a Palermo ma operante in tutta la Sicilia.

La fillossera in Francia e in Italia.

Questo pidocchio, di origine americana, è stato segnalato per la prima volta nel bordolese nel 1868 ad opera del prof. Planchon, che nel 1873 venne incaricato di compiere un viaggio di studio negli USA, al fine di studiare la biologia dell’insetto distruttore delle radici delle nostre varietà di Vitis Vinifera e le possibilità di lotta antifillosserica, che in Francia era iniziata con le iniezioni di solfuro di carbonio nel suolo e con la sommersione dei vigneti durante l’inverno.

Una seconda missione venne conferita nel 1887 al prof. Viala di Montpellier, che chiuse il discorso consigliando l’innesto su alcune specie americane resistenti alla fillossera. Gli americanisti vinsero la battaglia contro i tradizionalisti che intendevano mantenere l’identità delle nostre varietà con la lotta chimica. Fu la prima vera lotta biologica della storia. Ma fu vera gloria? In Italia la fillossera fu segnalata per la prima volta nel 1879 in provincia di Como, ma gli esperimenti più utili alla lotta antifillosserica vennero compiuti in Toscana da Giulio Magnani, viticoltore appassionato, che affrontò il problema dal 1880 al 1885 circa, importando semi di viti americane e fu poi in grado di consigliare l’innesto su Vitis Riparia rispondendo ad un quesito postogli dal Ministero dell’Agricoltura (Papini, 2020).

La fillossera in Sicilia

Radice colpita da fillossera

Nel 1880 la fillossera venne rinvenuta per la prima volta a Messina e a Riesi (Caltanissetta). Dapprima (1888) nelle province di Catania e Messina si iniziò la lotta con il solfuro di carbonio e con la sommersione dei terreni (ancora in uso nella Camargue, alle foci del Rodano). Le prime prove d’innesto siciliane sono state eseguite da un viticoltore del messinese, G. Di Grazia, nel 1884, esperienza che venne presentata al II Congresso antifillosserico siciliano, tenutosi a Palermo. Solo più tardi vennero istituiti i Vivai Governativi di Viti Americane di Palermo. Due direttori di questo prezioso ente sono passati alla storia mondiale per i loro contributi genetici relativi alla selezione dei portinnesti, avvenuta nei primi decenni del 1900. Il prof. Antonino Ruggeri e il prof. Federico Paulsen ibridarono entrambi le specie americane Vitis Berlandieri e Vitis rupestris.

Il prof. Ruggeri ottenne il 140 Ru e il 225 Ru; soprattutto il primo è molto usato per la sua resistenza al calcare e alla siccità, nonchè per il suo vigore. Paulsen ha selezionato il 1103 P (resistente alla siccità) e il 779 P (resistente alla compattezza del suolo). Questi portinnesti sono tra i più diffusi e tra i primi nella classifica mondiale, unitamente al Kober 5BB, all’SO 4 (tedeschi) e al 110 Richter (francese).

Le conseguenze della fillossera.

All’avvento della fillossera la viticoltura mondiale era estesa su circa 10 milioni di ettari, mentre attualmente è diffusa su 7,5 milioni di ha. Fra le cause di queste perdite vi è sicuramente la fillossera. In Italia la viticoltura era estesa su 3,8 milioni di ha, mentre oggi è coltivata solo su 650 mila ha, tutti in viticoltura pura, essendo scomparsa la viticoltura promiscua, di origine etrusca.

In Sicilia alla stessa epoca la viticoltura si estendeva su 211.454 ha (Ottavi, 1893), mentre attualmente è diffusa su circa 97.000 ha. Ma la differenza fra la viticoltura pre e post-fillosserica riguarda una serie di caratteri ereditati con l’innesto, paragonabile a un trapianto in campo umano. In effetti la vite innestata ha un cervello americano e uno caucasico. Infatti la vite per 8000 anni è stata coltivata franca di piede, oggi presente, per la Sicilia, a Pantelleria, su qualche altra isola vulcanica e sull’Etna. Il vigneto prefilloserico era plurisecolare, oggi dura 15-25 anni, aggravando sensibilmente i costi dei reimpianti. Anche le malattie moderne (virosi, mal dell’Esca, Flavescenza dorata, ecc.) sono fra le cause delle mortalità delle viti, anche giovani.

La siccità non danneggiava gli antichi vigneti mediterranei franchi di piede, tanto che per noi è una possibilità di resistenza ai riscaldamenti atmosferici prodotti dall’effetto serra, tipica dei cambiamenti climatici, che secondo alcuni studiosi USA potrebbe desertificare sino al 78% dell’area mediterranea. Si può ritornare al franco di piede? Come mai nel mondo esistono ancora 2 milioni di ettari di vigneti franchi di piede e in Italia 500, la maggior parte in Sardegna? Siamo andati sulla Luna, potremmo combattere la fillossera con altre soluzioni eco-compatibili, come già si fa contro altri parassiti radicali? Quali ricerche antifillosseriche abbiamo condotto in questi 150 anni?

BIBLIOGRAFIA

  •   FREGONI M.(2013)- Viticoltura di qualità. Tecniche Nuove- MI
  •   FREGONI M.(2018) – Le viti native americane e asiatiche. Città del vino- Siena
  •   OTTAVI O. (1893) – Viticoltura – C. Cassone- Casale Monferrato
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