Photo: Antonio Parrinello

Soltanto 999 bottiglie numerate e con un’artistica etichetta. Un vino da gustare o da collezionare. Una cantina che si distingue tra quelle etnee per la bontà dei suoi vini e per un esclusivo museo creato dal proprietario Pucci Giuffrida, commercialista catanese che acquistò nel 2005 questa tenuta pianeggiante di 20 ettari, in contrada Feudo Sant’Anastasia, agro di Randazzo (Ct), nella bassa propaggine dell’Etna che confina col fiume Alcantara.

Pucci Giuffrida, è un profondo amante dell’arte e della poesia, è riuscito quindi a differenziarsi dalle tante cantine etnee prendendo spunto dai grandi ma poco noti poeti siculi quali Nino Martoglio, Micio Tempio, Giovanni Meli e ad ogni suo vino ha attribuito un nome ricavato da una poesia o un sonetto, perché per Pucci «un buon vino è poesia e per farlo ci vuole arte».

In questi anni è proseguita la sua sperimentazione sul nerello mascalese, il vitigno per antonomasia dell’Etna, oggetto di un continuo lavoro di ricerca e progressiva valorizzazione da parte di Al-Cantàra che, dal calice al flute, ad oggi lo declina in otto differenti proposte.

Come ogni anno Al-Cantàra lancia il suo nuovo vino da collezione, cosi per il 2021 prende vita “Liolà-Ullarallà”, un nerello mascalese, vitigno principe dell’Etna Rosso DOC, affinato per 14 mesi in tonneaux di rovere francese e castagno del’Etna, per poi passare in acciaio e in bottiglia. Le bottiglie saranno in edizione numerata con etichette acquerellate a mano una per una, una vera e propria opera d’arte.

Pucci Giuffrida di Al-Cantàra

“Soltanto 999 bottiglie – spiega il patron Pucci Giuffrida – per il debutto di Liolà Ullarallà®, Etna Rosso Doc della vendemmia 2017. Nello spirito della nostra cantina e delle sue “poesie da bere”, ispirate alle opere di poeti e scrittori siciliani, lo abbiamo dedicato al drammaturgo, e premio Nobel, Luigi Pirandello. Un omaggio alla commedia dove il protagonista è un contadino dalla vitalità (e sessualità) vivace e irrefrenabile, tanto da mettere incinte due donne nel giro di poco tempo. Ogni bottiglia di Liolà è infatti un’opera d’arte – come ogni figlio, aggiungo – con un’etichetta originale e dettagli unici acquerellati a mano singolarmente da Annachiara Di Pietro. Segue di un anno il positivo esperimento dell’Etna Rosso DOC da collezione, “Un Bellissimo Novembre” che cita il celebre romanzo di Ercole Patti”.

A raccontare i processi di lavorazione di Liolà, Etna Rosso Doc dalle intense sfumature rubino, è l’enologo di Al-Cantara, Salvo Rizzuto. “Le uve – spiega – vengono da un appezzamento della contrada Feudo Sant’Anastasia, dove ricade l’azienda, ricco di minerali e da un vigneto allevato a controspalliera con potatura a doppio cordone speronato. Al termine della fermentazione alcolica, il vino ottenuto riposa in due tonneaux da 500 litri, uno in rovere francese e l’altro in castagno dell’Etna, per la fermentazione malolattica. Affinando sul feccino nobile per 14 mesi, si prosegue in acciaio per 12 mesi e i restanti mesi in bottiglia”. La degustazione restituisce al naso una prevalenza di sentori floreali con sfumature di frutti a polpa gialla come nespola e pesca, insieme al sentore, tipico del nerello, di ciliegia”.

Per info e acquisti info@al-cantara.it

www.al-cantara.it

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