Cantine Ceci si identifica col Lambrusco, il vino più tipico dell’Emilia, di cui riesce a farne il 90% dell’intera produzione. Otello Ceci negli anni ‘30 lo serviva ai clienti. 

Tra un culatello, un salame, una trippa, nelle scodelle, come allora era in uso, arrivava in tavolo uno scurissimo Lambrusco che riscuoteva grande successo, per cui decise assieme ai figli, di produrlo in proprio a Torrile comprando le uve. Veniva così buono e le uve erano ben pagate che circa 400 vignaioli del territorio facevano a gara per vendergli le loro uve.

La svolta produttiva avviene negli anni ’90 quando nell’azienda arrivano le terze e quarte generazioni che intuiscono che il vero successo deriva dalla sperimentazione, dalla ricerca e dalla voglia di creare vini di qualità che riescano a fare del Lambrusco non più un prodotto di massa, da osteria o supermercato, bensì di eccellenza, capace di stare con grande dignità negli scaffali delle più rinomate enoteche, magari accanto ai più blasonati vini, e nella carta di ristoranti stellati. Il primo Lambrusco con questa filosofia è il Terre Verdiane, una vera rivoluzione nel mondo del Lambrusco, seguito nel 2003, dopo molta sperimentazione nei vigneti, da un prodotto diverso dagli altri: Otello NerodiLambrusco che ha costituito una scommessa, perché un Lambrusco davvero estremo di colore scurissimo, con profumo intenso di viola e di fragola, con una struttura morbida ma decisamente importante. Un scommessa vinta in quanto, in poco tempo, si afferma in tutti i mercati e viene giudicato con i migliori riconoscimenti nelle Guide dei Vini più importanti e nei più autorevoli concorsi internazionali, circostanza mai avvenuta prima per un Lambrusco.

Otello 1831 NerodiLambrusco costituisce il top della produzione vinicola dove 1813 rappresenta un omaggio a Verdi che nacque quell’anno. È ricavato dalle migliori uve di Lambrusco Maestri, tipico del parmense e più ricco di colore, di corpo e di aromaticità, vendemmiate nella seconda metà di settembre. Macerazione con le bucce per 6/7 giorni e decantazione in acciaio fino a dicembre quando il vino, addizionato da lieviti diversi sempre di produzione propria, va in autoclave da dove esce dopo 3-5 mesi quando raggiunge un grado zuccherino di 30 g/litro e una pressione di 2,5 atm.

Versato nel calice, il colore è veramente quasi nero, impenetrabile, reso vivace dai bordi e da una ricca spuma color viola, tanto compatto che è impossibile osservarne il perlage. Un naso intenso di viola e di frutta fresca: fragola, lampone, albicocca, pesca, mango, fine e particolare. La bocca è inondata da bollicine finissime e quasi impalpabili, eccelle la fragranza con le note olfattive ben in evidenza, è un appagante connubio tra il secco e il leggermente amabile, con una buona acidità che lo vivacizza e pochi morbidi tannini, quelli che bastano a renderlo complesso, completo ed equilibrato. Leggera l’alcolicità di 11 gradi che permette di goderne qualche bicchiere in più.

L’abbinamento classico sarebbe con la moltitudine delle specialità emiliane, dalla mortadella Dop alle lasagne, dal cotechino al culatello. Il suo equilibrio secco-amabile, fruttato-corposo permette di ampliarne la beva per cui potete apprezzarlo anche con una zuppa di lenticchie, con pesci grassi come le sarde e l’anguilla, e specialmente con le pizze. Consigliabile berlo giovane, ma è così buono che non si può attendere che prenda polvere in cantina. Sono 500mila le bottiglie, per cui le trovate facilmente in enoteca a 11 euro.

Per informazioni: www.lambrusco.it

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