La storia della azienda agricola Esu ha radici fin dall’800 quando gli Esu erano grossi possidenti nelle campagne che si estendono da Gonnesa fino a Perdaxius, nel Comune di Carbonia, città di fondazione per lo sfruttamento della miniera, facente parte del territorio della sub regione del Sulcis-Iglesiante, una regione storica della Sardegna sud-occidentale, terra del Carbone e del Carignano.

Le terre provengono dall’eredità di Giuseppe Esu, nato nel 1904 e morto a soli 35 anni nel 1939. Il figlio Silvio Esu, che all’epoca aveva appena 5 anni, sin da giovanissimo divenne minatore, ma non abbandono mai la campagna. Nel 1958, alla chiusura della miniera di Cortoghiana venne trasferito in quella di Seruci e nello stesso anno decise di impiantare sulle terre ereditate, il suo primo vigneto di 2,5 ettari, seguendo le tecniche tradizionali, filari stretti ed elevata densità d’impianto di circa 6000 ceppi per ettaro, dal quale poi nacquero per talea tutti gli altri.  Successivamente, nel 1968, 1970 1991 e 2004 vengono impiantati gli altri 8 ettari di vigneto utilizzando le stesse tecniche del 1958, effettuando una selezione massale delle talee e impiantando a piede franco. I terreni sabbiosi gli hanno permesso di coltivare i cloni di Carignano del Sulcis che derivano da un vigneto impiantato nei primi anni del 1900.

Il territorio è contraddistinto da terreni sabbiosi e ampie sugherete che fanno da contorno alle vigne, permettendo comunque la penetrazione del maestrale. Per anni veniva venduta solo l’uva dei vigneti alle varie cantine sociali fino a quando nel 2013 hanno deciso di iniziare a vinificare ed a imbottigliare.

Oggi l’azienda può contare su circa 10 ettari di vigna coltivati tutti ad alberello “piede franco”, di cui 8 hanno più di 45 anni di vita e i restanti della prima vigna ancora oggi in produzione ben 63 anni. I vini che vengono prodotti hanno nomi che vogliono sintetizzare la storia della famiglia Esu.

L’obiettivo principale è stato quello di produrre un Carignano del Sulcis in purezza, con un’agricoltura rispettosa della natura e dell’uomo, senza chimica e senza alcun intervento invasivo in vigna e in cantina.

Abbiamo degustato Seruci che è prodotto con solo uve 100% di Carignano provenienti dal vigneto di proprietà più vecchio ad alberello “piede franco” impiantato nel 1958. Le uve vengono vendemmiate manualmente, poste in cassette e portate subito alla diraspatrice. Le fermentazioni spontanee avvengono in piccoli tini aperti senza controllo di temperatura e dove si effettuano le follature manuali del cappello. La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce di 15 giorni, dopodiché avviene la svinatura e a seguire un affinamento di 12 mesi in Tonneaux. Seruci viene imbottigliato, senza essere filtrato e chiarificato.

Seruci si presenta alla vista con un colore rosso purpureo intenso, quasi impenetrabile. Al naso, si propone con un’esplosione di fragranze che rammentano subito i frutti a bacca rossa e nera, maturi e carnosi, seguiti da sentori empireumatici di caffè e di frutti secchi tostati.

Un giro del vino nel calice fa emergere note di: cioccolato fondente, liquirizia, caffè espresso, tabacco bruno, cuoio conciato, the nero, pepe nero, ciliegie marasche sotto spirito e sciroppate, prugne disidratate e un bouquet di fiori rossi appassiti, dove fanno capolino la viola mammola e la rosa nera. In bocca, il sorso che si concede generosamente pieno e quasi masticabile, regala alla cavità orale una sensazione vellutata, sapida, minerale e con un tocco di salinità. Al secondo sorso emerge una piacevole e netta nota piccante e dei tannini decisamente dolci e setosi.

Seruci ha una corrispondenza gusto-olfattiva piena e un finale di bocca decisamente lungo, elegante e di estrema persistenza aromatica.

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