Tufo borgo irpino nato intorno al X secolo a.C. lungo la riva destra del fiume Sabato ai piedi del Monte Gloria, deriva il suo toponimo dalla presenza nel sottosuolo dalla preziosa roccia vulcanica che insieme ai giacimenti di zolfo ne ha rappresentato da sempre la vera ricchezza.

Il Greco di Tufo è un vino italiano che beneficia della menzione Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). Come tale è prodotto in otto comuni della provincia di Avellino: Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni. È uno tra i pochi bianchi in Italia che si presta all’invecchiamento. Sono previste due denominazioni: il Greco di Tufo Bianco e il Greco di Tufo spumante.

Probabilmente gli abitanti autoctoni già coltivavano la vite quando in zona giunsero i colonizzatori greci, ma la prima traccia storica della viticoltura risale al I secolo a.C. Si tratta di un affresco di Pompei dove si legge “vino Greco”. La sua diffusione parte dalle pendici del Vesuvio per arrivare nell’avellinese dove prende appunto l’appellativo Greco di Tufo. Ci sono indizi che, precedentemente, si sia chiamato Aminea Gemina (Gemina perché produceva spesso grappoli doppi): Aristotele infatti riteneva che il vitigno delle Aminee provenisse dalla Tessaglia, terra di origine dei colonizzatori greci

Il vitigno fu quindi portato nella provincia di Avellino dai Pelasgi nel I secolo a.C. Per quanto attiene la sua qualità, fa fede Plinio il Vecchio: «”In verità il vino Greco era così pregiato che nei banchetti veniva versato una sola volta”» (Plinio il Vecchio)
Tufo, per la sua posizione strategica in cima ad una collina da cui era possibile controllare dal Terminio al Sannio, fu munito di robuste fortificazioni e teatro di memorabili battaglie. Di antiche tradizioni agricole, il territorio si guadagnò in passato l’appellativo di “ferace” per l’abbondanza di buona acqua potabile e la produzione di cereali, olio, frutta e vini bianchi, alla quale negli ultimi anni si è accompagnata l’apertura di maneggi che attirano numerosi appassionati di equitazione.

Questo è il paese che da il nome alla docg Greco di Tufo, uno dei vini simbolo dell’enologia campana, prodotto in una zona ristretta di 7 comuni, su terreni di origine vulcanica. Qui da sempre si coltivano le uve di greco, importate dalla Tessaglia probabilmente nel VI-VII sec. a. C. e tanto decantate dagli scrittori latini. La coltivazione della vite si perde infatti nella notte dei tempi, intimamente connessa allo scorrere del fiume Sabato lungo il quale corrono ancora oggi le antiche vie che univano l’Irpinia al Sannio. In seguito la scoperta di enormi giacimenti di zolfo proprio nel comune di Tufo gioverà nell’800 all’esplosione della coltivazione della vite, dando origine alla tecnica della “zolfatura” che permetteva di proteggere i grappoli dagli agenti patogeni esterni.