Il Museo del vino di Andrea Bruzzone

Genova ha un fascino molto particolare: le colline che la proteggono, il porto, i “caruggi” che si insinuano tra i palazzi, luoghi di persone e di vita, raccontati poeticamente  nelle canzoni di Fabrizio De Andre’.

Arriviamo in piazza San Donato, davanti all’omonima chiesa, nel rione di una antica famiglia nobile locale: sulla porta di un fondo, recentemente diventato un museo, mi attende Andrea Bruzzone. Se fosse appartenuto a una tribù di  indiani sarebbe stato sicuramente un Mohicano: rimasto per molto tempo l’unico produttore a continuare a curare le vigne nell’entroterra di Genova, resistendo alle lusinghe di grandi esercizi commerciali che avrebbero desiderato comprare i terreni per costruire centri commerciali ed esercizi affini.

Un territorio – quello della Valpolcevera – vocato per la viticoltura sin dall’antichità: basti pensare alla testimonianza offerta dalla Tavola Bronzea del 117 a.C., che precisa come  il vino fosse “moneta” di pagamento e scambio tra le due popolazioni confinanti, i Genuanti e i Viturii Langensis.
La Doc è’ stata riconosciuta nel 1999 e comprende l’areale individuato dal bacino del torrente Polcevera e dei suoi affluenti Sardella, Serra, Ricco’ e Verde. È’ prevista la sottozona Coronata solo per i vini bianchi, che catturarono il favore dello scrittore Stendhal nel suo viaggio in Italia.

Andrea ha seguito con amore e dedizione le orme del padre Eugenio, che produceva il vino per la propria osteria nella cantina di casa e nel 1991 da vita  all’ azienda. Emblema della famiglia Bruzzone , raffigurato dal pittore Musante  che ha curato le etichette delle bottiglie, la mitica Fiat 600 multipla furgonata del 1958, usata per le consegne e come mezzo di lavoro.

Serviva però una base in centro, per testimoniare il grande lavoro non solo con le uve ma anche quello volto alla creazione di infusi, birre , vermouth e grappe: ecco quindi l’occasione di utilizzare un locale del XVI secolo, con un corridoio murato che probabilmente conduceva fino in porto ed era un passaggio clandestino per merci e persone. Negli spazi sono conservati oggetti usati dal padre di Andrea quali le “Brinche” che servivano per portare l’uva, un torchio, una bilancia per pesare le botti, pupitre per il metodo classico, attrezzi per la sboccatura e la tappatura, botti di legno, strumenti di cantina.
Un viaggio nel passato recente molto affascinante, che prelude all’assaggio dei vini che interpretano i vitigni previsti dal disciplinare: vermentino, bianchetta, bosco, albarola per le varietà a bacca bianca e dolcetto, ciliegiolo e sangiovese per  quelle rosse. I vigneti , sia di proprietà che in affitto, hanno solitamente una esposizione a sud, situati tra i 500 e i 600 metri slm e hanno suoli caratterizzati da sedimenti marini detti torbiditi e da argilla.

Data la stagione mi concentro sull’assaggio di quattro vini bianchi:

Il primo è’ un pet Nat dal nome esageratamente esplicativo, almeno per chi conosce il dialetto genovese “Axillo” ( pronuncia asgillo): significa l’avere l’argento vivo addosso, la voglia di fare. Spumante Brut da vermentino, rifermentato appunto in bottiglia e sigillato immediatamente con tappo a fungo e gabbietta, con circa 3 grammi litro di zucchero residuo. Curioso l’assaggio del vino appena aperto e dopo aver rimesso i lieviti in sospensione: si apprezzano intriganti differenze! Fragrante di agrumi e fiori, sorso fresco, dissetante e piacevole. Compagno di merende e aperitivi, servito fresco, senza pensarci troppo su. Solfiti presenti in quantità minima, meno della metà consentita.

Janua è’ un pregiato metodo classico, ben 36 mesi sui lieviti, remuage manuale e degorgiato a la volée, che utilizza la bianchetta genovese e il vermentino.
Al calice si presenta di colore giallo paglierino luminoso, bollicina fine e persistente, profilo olfattivo che spazia dalle note di autolisi dei lieviti gradevoli e non predominanti ai sentori di fieno, mela, agrumi, acacia. In bocca è’ dotato di grande freschezza e cremosità e chiude su note ammandorlate. Residuo zuccherino di 3 gr/ litro. Si abbina bene a piatti di pesce, crudi e crostacei.

La Superba (soprannome della città di Genova per il suo valore come Repubblica Marinara) è il bianco della famosa sottozona Coronata che vede il trionfo della Bianchetta Genovese, unita a vermentino, bosco e rollo. Il colore è’ giallo limone con guizzi verdolini e al naso si riconoscono il bergamotto, la buccia di limone, i fiori di campo. Ottimo per accompagnare le acciughe fritte o le tradizionali torte di verdure.

Equinozio (anche nella succosa versione rosato ottenuto da sangiovese e ciliegiolo) deriva il nome dal periodo in cui vengono vendemmiate le uve: vermentino in purezza, lunga macerazione sulle bucce e vinificazione in acciaio. Una scelta in cantina che vuole portare avanti la tradizione dei vecchi contadini.
Meritano il tempo necessario per un assaggio gli infusi: basilico, caffè , liquirizia, ciliegia,ottimi come digestivi o sul gelato alla crema.

Traspare il grande amore di Andrea Bruzzone per quello che fa, il desiderio di salvaguardare un patrimonio culturale, l’incessante lavoro di comunicare il vino di Genova, mantenendo le vigne, raccogliendo le uve , per interpretarlo con originalità e precisione.
Vi svelerò un segreto, non mancate di gustare la focaccia genovese magari appena uscita dal forno con un bicchiere di Bianchetta di Andrea: vi innamorerete della Liguria ancora di più’.