Vigna "franco di piede"

Il futuro dei vini di terroir d’eccellenza è nel “franco di piede”? Lanciata da un pugno di viticoltori europei, l’associazione embrionaria in oggetto ha per fine la protezione dei vitigni non innestati coltivati nei loro luoghi di origine. Questo obiettivo é stato presentato dal viticoltore Loïc Pasquet e giā gode di sostegni politici di peso.

Riuniti il 10 giugno scorso nel principato di Monaco, dove il principe Alberto II ha portato il suo saluto, nove viticoltori e i loro consulenti, venuti da Germania,Francia (Bordeaux, Beaujolais, Bourgogne, Champagne, Valle del Rodano),Georgia, Grecia e Italia, hanno espresso la volontá di fondare un’associazione europea dei vini prodotti da ceppi franchi di piede.

Si prevede l’approvazione dello statuto durante la presente estate e dopo la formalizzazione del collettivo si inoltrerå la richiesta per un’etichettatura europea “ franco di piede” e per l’iscrizione al patrimonio immateriale dell’UNESCO di una conoscenza poggiante sulle radici di origine della vite da vino ( ossia della Vitis silvestris e della sua discendente Vitis vinifera).

Liber Pater, il vino piú caro del mondo

La menzione “franco di piede” in etichetta attesterà che i vini sono stati prodotti da viti franche di piede nei terroirs che hanno dato la nascita delle varietà ivi coltivate. Così si esprime uno dei primi documenti di lavoro sortiti a Montecarlo. “L’idea non ė quella di etichettare dei franchi di piede di Merlot fuori dalla sua zona di origine o di Pinot nero in Italia” – aggiunge Loïc Pasquet, creatore del Liber Pater, – il vino piú caro del mondo,venduto a 30.000 euro alla bottiglia,e promotore di questo progetto associativo,di cui ē candidato alla presidenza.

Mantenendo le sue posizioni contro la logica della tipicitá dei vini di vitigno (di cui si fa largo uso in Italia, a scapito dell’origine geografica), Loïc Pasquet difende la sua visione di una viticoltura ancorata nella storia del suo terroir.

Per il viticoltore bordolese si tratta di arrestare la “zuppa varietale” costituita dai vitigni europei innestati sui portinnesti americani, responsabile dell’industrializzazione e della standardizzazione del gusto del vino, contrapponendo l’impianto di varietá europee franche di piede, ridando apertura a una visione culturale dell’espressione del luogo di origine.

Bisognerà  chiedere l’approvazione di una legislazione europea che definisca e autorizzi i vigneti franchi di piede, annullando i divieti e le restrizioni esistenti ( es.in Germania e in Georgia). L’appoggio politico é stato confermato dall’ambasciatore personale del Presidente della Repubblica francese, Guillaume Gomez, presente a Monaco.

Jacky Rigaux

Le degustazioni comparative di Monaco dei vini franchi di piede e innestati hanno confermato quanto scritto da Jacky Rigaux sulla superioritá qualitativa dei franchi di piede, paragonati a una Ferrari, mentre i vini da viti innestate sono stati assimilati a una macchina a due cavalli. Una significativa analoga degustazione comparativa era stata organizzata nel 2020 nella cantina Liber Pater nel bordolese.

Riguardo alle osservazioni sui vigneti franchi di piede si ē rilevato che essi hanno fasi fenologiche (germogliamento, fioritura, allegagione, maturazione) piú concentrate in un periodo limitato e che si verifica piú o meno alla stessa epoca nelle diverse annate.

Nelle annate siccitose non si é verificato l’arresto della maturazione (dato che la Vitis vinifera é molto resistente alla siccitá). L’aciditá dei vini franchi di piede é superiore a quella degli innestati. In effetti la Vitis vinifera franca di piede sarà una soluzione per i cambiamenti climatici,specie nelle zone non irrigue.

Nel programma dell’associazione verrā inserita la ricerca di nuove piste per proteggere la vite dalla fillossera. Il progetto della nuova associazione viene considerato elitista e la menzione in etichetta di “franco di piede” inquieta coloro che l’hanno utilizzata senza fondamento ( es.nelle Graves di Bordeaux).

Va rilevato che la lodevole iniziativa di Monaco é stata anticipata nel 1999 da uno studio di M.Fregoni sulla viticoltura Cilena, con 200.000 ettari di vigneti franchi di piede, terminato con una presentazione a Santiago del Cile al termine della quale si é proposta l’iscrizione della viticoltura cilena al patrimonio culturale dell’UNESCO.

Questa proposta é stata reiterata nella nostra prefazione di un libro del 2015 pubblicato dalla Biblioteca Naciional del Cile intitolato “Patrimonio vitivinicola“. Nel mondo sono numerosi i Paesi che coltivano la vite franca di piede (con in testa la Cina, con 800.000 ettari vitati) e che potrebbero usufruire dei risultati dell’associazione europea. La stessa Italia possiede circa 500 ettari di vigneti franchi di piede e nessuno può vietare di porre nelle informazioni della contro etichetta “da franco di piede”.


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