Vaccinazioni in fase più o meno avanzata, contagi che ora calano ora tornano a crescere, regole che cambiano in continuazione e nuove restrizioni sempre dietro l’angolo: la costante evoluzione del quadro pandemico, in Italia e nel mondo, rende difficile programmare a medio termine, e una delle conseguenze è che il calendario delle fiere e dei grandi eventi del wine & food cambia di giorno in giorno.

Il nodo fondamentale da sciogliere, più che all’organizzazione in sicurezza degli eventi, fronte sul quale i più importante player fieristici italiani si dicono pronti, è legato ai viaggi internazionali, ad oggi limitati da divieti tout court e da quarantene più o meno lunghe da osservare a seconda dei Paesi di provenienza o di destinazione.

E la presenza di operatori da tutto il mondo, in un mercato sempre più internazionale per tutto quello che riguarda il vino ed il cibo, made in Italy in testa, è un aspetto determinante per la riuscita e l’appetibilità delle fiere per come sono concepite ad oggi. Tante, comunque, le incognite, in uno scenario completamente fuori dall’ordinario, a partire dalle tempistiche, con tanti eventi orientati al business che arriverebbero ben oltre la prima metà dell’anno invece che in avvio, come accade di solito. Tra tante incognite, la certezza è una sola: gli eventi in presenza, che restano centrali e fondamentali, saranno sempre più accompagnati da piattaforme e servizi digitali su cui tutti gli organizzatori hanno investito o stanno investendo. In un quadro di grande sofferenza per il settore fieristico italiano che, nel complesso, nel 2019 ha perso l’80% del giro d’affari, stimato in 1 miliardo di euro, secondo in numeri di Aefi, l’associazione delle fiere del Belpaese.

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